Valentina Bolognini, disegnare mi fa sentire a casa

Valentina Bolognini, illustratrice e becomer si racconta: “Mi piacciono  i colori, la natura,  il cosmo ed il mistero

di Andrea Luccioli

Avete visto la copertina di The Mag di questo numero? È opera della felice mano di Valentina Bolognini.

Giovane illustratrice perugina che fa parte del collettivo Becoming X, il gruppo di creativi di cui vi avevamo parlato nello scorsa uscita.

In quell’occasione, inoltre, vi avevamo anche annunciato che avremmo avviato una collaborazione speciale: da qui in avanti vi avremmo presentato uno degli artisti che fanno parte di Becoming X e che ci parleranno di loro e ci mostreranno la loro arte.

Il battesimo del fuoco è toccato a Valentina Bolognini.  Bene, conosciamola!

Quando hai deciso di diventare un’illustratrice?

«Per molti anni non ho affatto considerato la carriera dell’illustratore.

Inizialmente per me esisteva solo la pittura, non l’illustrazione e poi per qualche motivo non riuscivo a connettere questa attività con il lavoro, ma solo con il piacere.

La mia decisione di diventare un’illustratrice è recente, come volontà cosciente, ma nasce da una necessità che è sempre stata in sottofondo, che per alcuni anni ho addirittura soppresso, e che infine è tornata a galla con forza.

Una decisione che è solo la punta dell’iceberg di un processo più lungo.

Alla scuola materna ero quella che disegnava le principesse a tutte le altre bambine.

Alle elementari la maestra mi chiamava in disparte per farmi disegnare i cartelloni mentre gli altri bambini facevano lezione.

Alle medie ho vinto il concorso del miglior costume di Carnevale vestendomi da quadro di Burri.

Poi durante le superiori e l’università ho abbandonato.

Ma in seguito mi sono riavvicinata gradualmente attraverso la grafica.

Nel 2016 ho deciso di darmi una possibilità e mi sono iscritta al corso Entry Level di Ars in Fabula, scuola di illustrazione orientata ai libri per bambini.

Disegnare mi fa sentire a casa».

Quali sono i tuoi soggetti preferiti?

«Volti di donna – donne e ciò che riguarda lo spazio ed i corpi celesti.

Mi piace sintetizzare, e prediligo l’illustrazione concettuale».

“Mi sono data una possibilità perché disegnare mi fa sentire a casa”

Qual è stata la tua formazione?

«Autodidatta per la maggior parte della vita: prima dell’aggressivo avvento di internet nella vita di tutti i giorni, quando avevo tempo libero lo passavo a disegnare.

Poi dal 2010 al 2012 ho frequentato un corso di grafica e nel 2016 il corso di illustrazione come ho già detto».

Che tecniche usi e prediligi?

«Una volta acrilico. Ora digitale o comunque tecnica mista con finitura digitale».

Hai un maestro? Una fonte di ispirazione?

«Il mio primo vero contatto con l’illustrazione è avvenuto attraverso la grafica, nel 2010.

I primi nomi che mi hanno colpito sono stati Shout (Alessandro Gottardo), Lorenzo Mattotti, Arianna Vairo e Simone Rea.

Inizialmente guardavo molto i loro lavori come fonte di ispirazione sperando che la mia devozione e contemplazione mi ripagasse con una forma di osmosi artistica.

Arianna Vairo e Simone Rea li scoprii entrambi durante la mia prima visita alla fiera dell’illustrazione per bambini di Bologna, nel 2011.

Da quel momento, come in un poema epico, si sono aperte davanti a me le “mura fiammeggianti del mondo” ed ho iniziato a conoscere tanti nomi.

Simone Rea poi è stato mio docente al corso di Ars in Fabula».

“La bellezza sta nella varietà di modi in cui ognuno giunge a creare un’opera significativa”

E oggi?

«Al momento seguo il lavoro di tantissimi illustratori, dagli stili più diversi.

La bellezza sta nella varietà di modi in cui ognuno giunge a creare un’opera significativa: chi lo fa con pochi essenziali tratti, chi con un’orgia di elementi.

I professionisti di alto livello sono sempre di più ed è davvero difficile restringere il campo e limitarsi solo a pochi nomi.

In linea di massima preferisco le illustrazioni grafiche e concettuali, ma non mi pongo limiti.

Posso provare a dirne solo alcuni: Anna ed Elena Balbusso, Emiliano Ponzi, Mar Hernandez, Gizem Vural, Giacomo Bagnara, Audrey Helen Weber, Guim Tiò, Beatrice Alemagna, Joanna Concejo, Gianni De Conno, Philipo Giordano, Aron Wiesenfeld, Javier Zabala, Pablo Auladell, Olaf Hajek, Christoph Niemann, Roman Muradov».

Il lavoro di cui sei più orgogliosa?

«È un mio progetto non pubblicato, nel quale illustro in maniera sognante delle curiosità scientifiche».

In un mondo dove i creativi sono sempre di più, anche grazie alle nuove tecnologie, qual è il segreto per restare originali?

«Mi viene da dire che la tecnologia non fa la creatività, casomai la supporta e la implementa quando c’è, la fa a pezzi e la svilisce quando non c’è.

Ognuno di noi ha una sua particolare “firma”: un certo modo di parlare, un certo corredo di movimenti, un certo modo di pensare che passa per circuiti unici e personali.

L’originalità è già in noi quindi, non è da cercare al di fuori.

La parte difficile è riconoscerla, valorizzarla e darle infine una forma estetica funzionale in questo caso.

Direi che quindi sono fondamentali esercizio e costanza».

“Ognuno di noi ha una sua particolare “firma”: un certo modo di parlare”

Come sei finita in mezzo al progetto Becoming X?

«Mi ha introdotta un’altra “becomer”, Chiara Galletti, a cui mi ero rivolta per avere qualche consiglio su come muovere i primi passi nel mondo dell’illustrazione»

Com’è l’esperienza dei live drawing?

«Per me è una sfida, ti costringe a fare senza stare a pensarci troppo, una buona palestra».

Parlaci della copertina che hai realizzato per The Mag.

«In questo numero di The Mag si parla del terremoto e della sua forza distruttiva, ma anche della forza di tutte quelle persone che reagendo al dolore hanno acquisito nuova dignità ed hanno operato una rinascita sia interiore che del territorio.

Sulla scia di questo concetto ho realizzato una trapezista che con una soave danza aerea trasmuta il trauma della ferita, non eliminandola quindi, ma dandole una nuova lettura».

LA BIO “RACCONTATA” di Valentina Bolognini

Foto di Valentina Bolognini
Valentina Bolognini

Da bambina avvertivo sempre un grande impulso a disegnare.

Tutto iniziò bene: tanti disegni durante gli anni della materna, tanti disegni durante gli anni delle elementari, tanti disegni durante gli anni delle medie.

Poi un grande stacco: pochissimi disegni durante gli anni delle superiori e dell’università.

Mi mancava però.

Allora dopo un diploma ed una laurea in ambito scientifico, ho fatto un’inversione a U ed ho frequentato una scuola di graphic design, ho lavorato come graphic designer, ed  in seguito ho frequentato vari corsi di illustrazione.

Mi stavo riavvicinando. Ed ora eccomi qui, perugina di 34 anni che affronta un nuovo inizio.

Mi piacciono i colori, la natura, il cosmo ed il mistero.

La grafica ha un ruolo importante nella mia educazione e rappresenta un grande sostegno al mio metodo di illustrazione.

Per seguire Valentina Bolognini

il sito ufficiale valentinabolognini.com, il profilo Behance, la pagina Facebook

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