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Valentina Lodovini «quella volta che mi innamorai di Daniel Day Lewis»

Valentina Lodovini per the Mag
2 min.

Valentina Lodovini ha alle spalle dieci anni di carriera molto intensi: ha lavorato per Sorrentino, Mazzacurati, Vicari, Risi, vinto un David di Donatello, fatto televisione, radio, ha prestato il suo volto per videoclip, è persino salita sul palcoscenico dei teatri al fianco di Marco Travaglio per parlare di mafia.

Valentina, attrice nata e cresciuta tra Umbria e Toscana, in un pomeriggio di metà luglio è tornata a Città di Castello dove, prima che si accendessero su di lei le grandi luci della ribalta, ha studiato recitazione. In questa sua ‘giornata tifernate’ ha visitato la mostra ”Au rendez-vous des amis” allestita per il Centenario di Alberto Burri, partecipato alla presentazione del libro scritto dagli autori di «Hollywood party», bevuto un aperitivo, assistito alla proiezione del film di Cdcinema e rilasciato questa intervista nella quale svela un segreto: «Quella volta che, a Città di Castello, mi sono innamorata di Daniel Day Lewis…».
Sì, avete capito bene… proprio di lui!


di  Cristina Crisci & Marco Polchi - ph: Emanuele Vanni servizio mokacomunicazione

Ritratto di Valentina Lodovini

Valentina Lodovini per the Mag

Valentina Lodovini portrait

Valentina Lodovini per the Mag

Valentina Lodovini a Città di Castello

Valentina Lodovini per the Mag

Valentina Lodovini e Lucia Rossi a Palazzo Vitelli

Valentina Lodovini e Lucia Rossi

Dunque Valentina, ormai sei un’attrice di caratura nazionale e non solo, come ti senti a tornare da dove sei partita?
«Sono semplicemente felice! È prezioso partecipare a manifestazioni del genere, quando poi vengono organizzate nei luoghi che rappresentano le tue radici è ancora più bello. Ho un rapporto particolare con il cinema all’aperto di Città di Castello, perché vedendo ‘Nel nome del padre’ mi sono innamorata di Daniel Day-Lewis proprio qua, lo ammetto pubblicamente, non lo dimenticherò mai (sorride, ndr)».

Progetti per il futuro? A cosa stai lavorando?
«Eh… non posso sbilanciarmi più di tanto, ci sono diversi progetti, ma non posso parlare. Pensiamo al presente; su quello che verrà ci concentreremo più in avanti».

Hai partecipato alla consegna del Premio Strega: qual è il tuo rapporto con la letteratura?
«Con i libri ho un rapporto pressoché carnivoro, famelico, ne leggo in continuazione. Se possibile, cerco sempre di trovare del tempo per leggere: ho iniziato da poco ”Sirena” di Barbara Guarlaschelli e devo dire che mi piace molto».

Hai ricevuto un importante riconoscimento (il David di Donatello) recitando in una commedia (Benvenuti al Sud) ma hai preso parte anche a film drammatici: in quale tipo di pellicola ti senti più a tuo agio?
«Io cerco sempre di distinguere non tanto tra generi ma tra bei film e brutti film, mi baso su questo. Quindi mi trovo bene in diverse situazioni cinematografiche a patto che siano gratificanti a livello di trama, sceneggiatura e personaggi».

Un film che ultimamente ti ha entusiasmato..
«Uhh.. difficile da dire, “Youth”, “La Giovinezza” di Paolo Sorrentino forse è quello che nell’ultimo periodo mi ha lasciato qualcosa in più di tutti».

Un regista con cui vorresti lavorare e ancora non l’hai fatto.
«Sicuramente Jonathan Demme, il regista di Philadelphia e di the Manchurian Candidate tra gli altri».

Hai mantenuto rapporto molto forte con la tua terra: cosa ti piace di più e cosa invece cambieresti?
«Oddio, mi piace tutto! C’è però una cosa alla quale sono particolarmente legata: il fiume Tevere».

Continuerà la collaborazione radiofonica con Hollywood party?
«Sì, sicuramente. Anche se ancora loro non lo sanno e sono totalmente inconsapevoli di quello a cui vanno incontro! L’esperienza radiofonica è davvero bellissima, divertente, poi si tratta di una trasmissione di cinema quindi è veramente perfetta».

Che ricordi hai dell’esperienza con l’Associazione teatrale Ottobre di Valeria Ciangottini?
«Devo tantissimo a quel periodo, innanzi tutto perché mi ha lasciato delle amicizie che coltivo ancora. Ho bellissimi ricordi a cui sono particolarmente legata. Ho fatto anche il Centro Sperimentale di Roma ma a volte penso che mi ha dato più il teatro fatto a Città di Castello, anche perché ho avuto la fortuna di trovare degli ottimi insegnanti come Enzo Aronica».

Dove trascorrerai l’estate?
«Penso a Stromboli e poi in Russia, a Mosca e San Pietroburgo. Due cose agli antipodi!».

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