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Valerio Massimo Manfredi – «I nostri antenati ci parlano, scaviamo per conoscere chi eravamo e chi siamo»

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Valerio Massimo Manfredi e la sua “lezione” per il primo anno di apertura di Villa Mosaici a Spello: «Abbiamo un’eredità rara e siamo dei privilegiati, possiamo toccare il nostro passato». Dal marzo 2018 Villa Mosaici a Spello ha fatto registrare 27mila visite da tutto il mondo.

Villa Mosaici, Spello.

Una delle più grandi scoperte archeologiche degli ultimi anni festeggia un anno dall’apertura della struttura-museo che gli è stata costruita intorno e che, in 365 giorni, ha raccolto oltre 27mila visite da più parti del mondo.

VMS, Villa Mosaici Spello, è stata festeggiata dalle Istituzioni, ovvero il sindaco Moreno Landrini e la presidente del Consiglio regionale, Donatella Porzi e celebrata da Francesca Boldrighini, archeologa della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e soprattutto da un cittadino onorario di Spello molto particolare: l’archeologo e scrittore italiano di fama internazionale Valerio Massimo Manfredi.

Villa Mosaici Spello in pillole

Tutto è iniziato casualmente nel luglio 2005, appena fuori le mura di Spello, in località Sant’Anna, quando venne alla luce un complesso monumentale romano di notevoli dimensioni.

Dalla terra affiorarono i resti di un mosaico antico, che diedero il via alle operazioni di scavo e, a seguire, di restauro.

Un accurato lavoro, svolto in sinergia da Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Regione Umbria, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria e Comune di Spello, ha permesso di recuperare e musealizzare una delle scoperte archeologiche più prestigiose degli ultimi anni.

Le indagini archeologiche hanno individuato venti ambienti, probabilmente relativi al corpo centrale di una villa di età tardo imperiale.

Splendidi i mosaici pavimentali recuperati. La fluidità del disegno e la resa cromatica, soprattutto dell’ambiente più grande, testimoniano l’alta qualità tecnica della bottega, le cui maestranze potrebbero venire da Roma per rispondere all’esigenza di un committente particolarmente facoltoso e di una specifica collocazione sociale.

Un anno dopo.

Chi ha potuto visitare Villa Mosaici Spello non ha dubbi: si tratta di un gioiello assoluto che testimonia la ricchezza storica e culturale dell’Umbria e non solo.

«Siamo di fronte a 500 metri quadri di bellezza – ha detto Valerio Massimo Manfredi nel suo intervento di fronte a decine di persone in fila dal pomeriggio per assistere alla sua lezione -.

Noi abbiamo un enorme privilegio, quello di vivere in questo Paese.

Un posto dove possiamo toccare con mano la nostra storia.

Possiamo camminare su ciò che ci hanno lasciato i nostri antenati e questo è straordinario». 

La meraviglia di Villa Mosaici Spello, secondo Manfredi, «è che ci dà la possibilità, come gli altri ritrovamenti di epoca romana, di scoprire come vivevano i nostri antenati e questo significa conoscere noi stessi, la nostra storia.

Non c’è alcuna civiltà che può vantare una storia lunga come la nostra, nemmeno quella cinese».

Manfredi, nel suo discorso, ha raccontato di molti mosaici, non solo di quelli spellani, a dimostrazione che l’arte e le strutture musive sono una testimonianza fondamentale della nostra civiltà.

«Ci restituiscono immagini di vita vissuta e ci consentono di dialogare con i nostri antenati – ha detto Manfredi – Villa Mosaici è fatta per noi, per arrivare a noi.

Sapete perché cerchiamo esperienze come questa e perché scaviamo?

Perché non vogliamo che queste storie raccontate qui muoiano. Abbiamo un’eredità più unica che rara».

Le Stanze di Villa Mosaici

Stanza degli uccelli

Presenta una decorazione geometrica con sei ottagoni che racchiudono uccelli, tra cui le pernici. Richiamano la caccia e la buona tavola.

Stanza delle anfore

Particolarissima decorazione con quattro anfore stilizzate disposte a croce, un soggetto che trova confronto solo con un pavimento proveniente da una villa di Roma, nell’area di Tor Marancia.

Il triclinio

È l’ambiente principale della Villa, la stanza da pranzo usata per banchetti dove si mangiava sdraiati come nell’antica Grecia. La decorazione dei pavimenti è incentrata su Bacco, la vendemmia e il vino.

Stanza del sole radiante

Deve il nome all’ottagono centrale con un sole radiante che irraggia una vegetazione palustre, costituita da canne con infiorescenze. Alcuni uccelli sono disposti tra la vegetazione: si riconoscono un’upupa e un’anatra. Il sole, l’ambiente palustre e l’abbondanza di uccelli richiamano la fertilità del territorio.

Stanza del mosaico geometrico

È probabile che si trattasse di una camera di letto. La stanza ha una pavimentazione a mosaico con motivo detto a ‘croce di quattro squadre’, una decorazione semplice ed elegante, giocata sul contrasto cromatico, che dà vita ad altre geometrie.

Stanza degli scudi

Questa stanza presenta un motivo geometrico a “pelte” continue, ossia lo scudo greco a forma di luna crescente.

Ambiente riscaldato

Appartiene all’epoca più antica della Villa. La presenza di suspensurae, i pilastrini in mattoni che permettevano di creare un’intercapedine tra le fondamenta dell’edificio e il pavimento, ci testimonia che si trattava di una stanza riscaldata.

Il peristilio

È il cosiddetto portico che cingeva il giardino o cortile interno al centro della Villa. Presenta una pavimentazione geometrica a tessere monocrome.

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Pubblicato da

Redazione di the mag

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