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Vento, aria e situazionismo: la mostra en plen air de La Défense

2 min.

The Mag è andato a dare uno sguardo nel quartiere finanziario parigino dove è stata allestita un’esposizione dove l’arte si mischia col tessuto urbano

foto e testo di Andrea Luccioli

«Paris La Défense est aujourd’hui le plus grand musée a ciel ouvert d’Europe!».

Che tradotto significa che ad oggi il quartiere parigino della Défense è il più grande museo a cielo aperto d’Europa.

Questo sta scritto nella brochure che trovate in giro per il quartiere finanziario della capitale francese e bisogna dare atto che l’affermazione è assolutamente veritiera

Fino alla fine di ottobre, infatti, questa zona di Parigi ospiterà una grande mostra “site specific” con opere di Pierre Ardouvin, Philippe Ramette, Fujiko Nakaya, Choi Jeong Hwa, Benedetto Bufalino, Tadao Cern, Pangrok Sulap e Designs in Air, artisti che sono stati chiamati a creare delle opere d’arte proprio per la Défense dove, a dirla tutta, c’è già una collezione en plein air che conta una settantina di pezzi e che ora verrà arricchita dai materiali di “Les Extatiques – L’art au grand air”.

La mostra è curata da Fabrice Bousteau che ha voluto scegliere come tema portante quello dell’aria e del vento per «proporre agli artisti di suonare con l’aria.

L’aria che ispira, ma anche che soffia su questo territorio soggetto ai venti e inventato per riflettere l’aria della modernità».

Una mostra, quella parigina, che mischia in maniera prepotente il tessuto urbano con l’arte.

Con la creatività che rimodella l’architettura e le prospettive del quartiere.

Attraversare la Défense diventa così un’esperienza unica e The Mag è andato a dare uno sguardo per voi e vi presenta un reportage esclusivo. 

Le foto

la mappa

Abbiamo provato a seguire la piccola mappa che si trova nei pressi di alcune opere.

Fujiko Nakaya

Il primo “contatto” visivo è così con l’opera di Fujiko Nakaya che ha costruito il suo ennesimo gioco di nebbia artificiale che – sospinta da ben 500 ugelli – crea forme sempre differenti in base al vento e alla luce del sole.

Una nebbia che si mischia con i fiori dello specchio d’acqua da cui sale la foschia stessa.

Choi Jeong Hwa

Il passaggio successivo è quello del fiore fucsia di Choi Jeong Hwa con il suo enorme “Breathing flower” fatto di petali gonfiabili che si muovono e lo fanno sbocciare e poi richiudere e poi di nuovo sbocciare.

Opera “ambientalista” che punta il dito contro le aree verdi della Corea che in questi anni è stata spazzata via dalla cementificazione.

Benedetto Bufalino

Davvero impressionante è l’opera di Benedetto Bufalino che prende un’auto, la capovolge e la sospende in aria su un lampione.

Una critica all’inquinamento e uno sguardo sarcastico all’auto come bene di consumo. 

Pierre Ardouvin

E poi come non rimanere in silenzio (interrogativo) davanti alla scultura/installazione concettuale di Pierre Ardouvin che ha realizzato un enorme cartello di metallo con scritto “Chi semina vento?”.

Raccoglie le risposte alle domande di chi passa da quelle parti e che poi vengono sparse dalle correnti che soffiano sull’Esplanade.

Una sorta di riflessione collettiva delle scelte degli individui che viene affidata al vento. 

Designs in Air

Luke Egan e Pete Hamilton, ovvero il sodalizio artistico Designs in Air ci regala un’enorme piovra che pare arrampicarsi su un edificio.

Le allusioni sono tante, in primis la rivolta dell’ambiente deturpato e sfruttato, un po’ come il grande fiore coreano. 

Philippe Ramette

Situazionismo puro nella scultura di Philippe Ramette che raffigura un’enorme altalena, ovvero il momento dello slancio, della fantasia e della fuga dalla realtà grazie al gioco che viene sospesa in aria.

La chiave di lettura?

Il gioco come momento di unione tra terra e cielo, inteso come spazio leggero, fantastico e libero.

Pangrok Sulap

E poi troviamo Pangrok Sulap, collettivo della Malesia che attraverso l’incisione su legno, stampa materiali disegnati in situ in cui si parla delle comunità emarginate della regione di Sabah.

Tadao Cern

Passiamo a Tadao Cern, che espone le immagini del suo progetto “Blow job”, titolo volutamente pornografico che presenta ritratti di persone fotografate mente sul loro volto viene soffiato un forte getto d’aria.

Alexander Calder

Da segnalare, sempre in zona ma extra mostra, l’enorme scultura rossa di Alexander Calder (1976) e la panchina gigante (dove fare foto assurde) di Lilian Bourgeat

www.ladefense.fr

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