Viaggiare oggi? È tutta una faccenda di flessibilità (e anticorpi). Intervista al “viaggiatore per indole” Carlo J Laurora

Sì, possiamo partire. Parola di Carlo J Laurora che i viaggi li organizza, li fotografa e li racconta. Lui che ha percorso la Via della seta senza aerei e in pandemia è riuscito a portare turisti in Islanda in totale sicurezza, ci spiega come sta cambiando il mondo di chi ha la valigia sempre in mano e che – finalmente – ha la sostenibilità come faro

TESTO: Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

“Ho deciso di perdermi nel mondo…” cantava Morgan in “Altrove” e sembra proprio che il ventinovenne tranese Carlo J Laurora l’abbia preso alla lettera. Perdersi nel mondo e ritrovarsi poi nei suoi racconti di viaggio. Tour operator di professione ma soprattutto curioso viaggiatore per indole, Carlo è colui che risponde @italianyes su Instagram, l’autore di “Abito il mondo: la Via della Seta senza aerei”, founder di SiVola.it e pioniere dei viaggi di gruppo in tempi di pandemia come quello in Islanda del mese scorso, Covid free.

In sintesi, la persona giusta per farci sognare in questo momento d’incertezza a cui abbiamo chiesto di darci un punto di vista sul futuro dei viaggi.

Raccontaci come un viaggiatore professionista ha affrontato 15 mesi di pandemia mondiale senza impazzire
“Ma io sono assolutamente impazzito! Abituato a spostarmi da una parte all’altra del pianeta mi sono ritrovato come molti rinchiuso in una stanza di 20 mq ed è stato difficile. Con l’evolversi della situazione, in estate ho ripreso a viaggiare almeno in Europa, adattandomi a quello che era concesso fare. Questo è il criterio con cui ho scelto dove andare nell’ultimo anno e mezzo. Dopo il lockdown, veri stop non li ho più avuti e ho potuto riprendere a lavorare in sicurezza accompagnando i gruppi all’estero”.

Come sei riuscito a organizzare il primo viaggio in Islanda dell’era Covid?
“Ho ‘approfittato’ della regola imposta dal governo islandese che consente l’accesso al Paese solo a chi ha completato la vaccinazione, chi dimostri tramite test sierologico di aver sviluppato anticorpi dopo aver contratto il virus o chi abbia esito negativo del tampone ad almeno 14 giorni dall’ingresso. Ho così organizzato un viaggio di gruppo per solo queste categorie di persone. L’unica difficoltà è legata all’organizzazione, per quanto riguarda le adesioni dei partecipanti non c’è stato nessun problema. Tutto sold out in pochi giorni!”

Com’è cambiata l’esperienza del viaggio con le restrizioni, ti sei sentito più “fragile” durante gli spostamenti?
“Le restrizioni le si percepiscono a seconda del tipo di viaggio. Fare a oggi il viaggio che ho realizzato nel 2018, quando ho percorso la via della seta e sono entrato letteralmente nelle case di sconosciuti vivendo appieno la quotidianità delle culture che incontravo lungo il cammino, non avrebbe senso a causa dei distanziamenti che ci impone il Covid. Dedicarsi alla natura, focus dei viaggi che sto organizzando ultimamente, permette di limitare il contatto con le persone e di godersi un tipo di esperienza diverso”.

Quali sono le maggiori difficoltà per organizzare un viaggio di gruppo di questi tempi?
“Le regole cambiano tutti i giorni, tanti tamponi, pochissimi voli disponibili e servizi resi al minimo. È necessario che chi viaggia con noi abbia una certa flessibilità con date che subiscono spostamenti anche a ridosso della partenza. Organizzare con largo anticipo oggi è praticamente impossibile. Motivo per cui tutto quello che abbiamo fatto negli ultimi due mesi è stato basato su tempistiche ristrette, abbiamo organizzato viaggi che partivano dopo due settimane”.

Torneremo a viaggiare come prima?
“Credo di sì, i vaccini sono la soluzione a questo dramma. Ci mettiamo poco a dimenticare quello che è successo, la scorsa estate sembrava che non fossimo mai stati in lockdown in primavera. Cambieranno però molte cose dal punto di vista organizzativo da parte dell’utente viaggiatore, ci sarà una tendenza ad evitare i luoghi in cui contagiarsi in un primo momento”.

Pensi che si sia creata una maggiore sensibilità verso la necessità di un turismo più sostenibile e capace di aver più cura del mondo?
“Molto spesso non è il viaggiatore a decidere davvero che cosa vuole quando pianifica un viaggio ma quello che il mercato gli offre. Noto una tendenza e un aumento dell’offerta da parte di chi vende viaggi verso la sostenibilità, un argomento sempre più centrale e che diventa necessità del viaggiatore, anche di quello che non magari non ce l’ha di principio”.

Nel tuo libro parli del concetto di “viaggio al rallentatore”: la via della seta senza aerei. Che sia la frontiera per viaggiare con una nuova consapevolezza?
“Per fare un viaggio come quello ci vuole tanto tempo. Noto che c’è sempre di più una ricerca di questo tipo modo di viaggiare che ritengo fattibile anche in porzione più ridotta in termini di tempo e spazio. È una necessità di tanti ormai andare un po’ più lenti, il consumismo sfrenato con i viaggi non va più d’accordo”.

Quando si potrà tornare a viaggiare in piena libertà, dove andrai?
“Quando si potrà viaggiare come nel 2019 voglio percorrere, di nuovo senza mezzi veloci la Panamericana, partendo dall’Alaska fino ad arrivare alla terra del fuego, in Argentina e da qui scrivere poi anche il mio secondo libro”.

Non ci resta che augurarti buon viaggio Carlo!

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Maria Vittoria Malatesta Pierleoni

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