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Walter Verini – IL PERCHE’ DI UNA LEGGE verso il centenario di Alberto Burri

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3 min.

di Cristina Crisci

È innegabile il fatto che ci sia una rinnovata quanto trasversale attenzione verso le opere di Alberto Burri. Una curiosità diffusa pronta a riscoprire il suo genere e il borsino che schizza alle stelle: una sua opera è stata di recente battuta alla cifra record di 5 milioni e 600 mila euro da Christie’s a Londra.

Bene. Sono tutti segnali che l’imminente Centenario per la nascita del maestro (avvenuta il 12 marzo 1915 a Città di Castello) dovrebbe cogliere come spinta. Tra le anticipazioni: la mostra al Guggenheim di New York, restaurazione del Cretto di Gibellina, partecipazione ad Expo 2015 e la rinascita del Teatro Continuo cui la Triennale di Milano guarda con nuovo interesse. Alle celebrazioni, che saranno spalmate in un anno intero, sta dando corpo e braccio una Commissione nell’ambito di una vera e propria legge. L’idea della legge per il Centenario è dell’onorevole Walter Verini, tifernate come il maestro Burri.

Come le è venuta in mente?

«Mi è venuta in mente semplicemente perché Burri non è un fatto locale né regionale, ma nazionale. Il Paese intero deve cogliere l’occasione per ‘appropriarsi’ di Burri, promuovere e valorizzare il più grande rivoluzionario mondiale dell’arte del Novecento. La proposta di legge aveva già ottenuto la firma di tre ex-ministri della Cultura: Walter Veltroni, Giovanna Melandri, Rocco Buttiglione».

Sul piano politico il progetto non ha incontrato alcun oppositore: se lei è stato il primo firmatario, poi anche tutti i deputati eletti in Umbria l’hanno sottoscritta. È un esempio universalistico di arte che unisce?

«Credo di sì. L’arte è di per sé un messaggio universale. L’arte e la cultura sono cose che fanno stare meglio, che si ‘respirano’. E poi investire in cultura significa anche sviluppare turismo e quindi dare ossigeno ad alberghi, ristoranti, commercianti e artigiani, produttori di tipicità agroalimentari… investire in queste cose significa investire nel futuro. In questo senso si inquadra anche la sfida di Perugia-Assisi Capitale della Cultura 2019».

La legge prevede la formazione di un Comitato composto da rappresentanti (tre nominati dal Presidente del Consiglio, tre dal Ministro dei Beni Culturali e uno ciascuno da regione Umbria, provincia di Perugia, comune di Città di Castello, Fondazione Burri). Chi sono i membri?

«Nelle prossime settimane, con il coordinamento del ministro Franceschini, sarà definito il Comitato, nominato con Decreto del Presidente del Consiglio. Credo e spero che tutti i soggetti indichino personalità di assoluto spessore e livello nazionale. Poi sarebbe bello se il ministro Franceschini venisse a Città di Castello ad annunciarle».

Il programma ufficiale delle celebrazioni sarà presentato in una conferenza stampa a Roma, ma già qualcosina è trapelato, ci sono nuove anticipazioni che possiamo spendere?

«Le iniziative di cui si parla sono quelle cui già accennavi. La mostra di New York avrà una visibilità mondiale. La rinascita del Teatro Continuo a Milano ha un grande significato, come il restauro del Cretto di Gibellina. Risultano in stato avanzato di preparazione la stampa del catalogo completo e la gestazione di un grande convegno mondiale su Burri. Penso poi che il Governo debba prevedere una presenza centrale di Burri all’EXPO 2015, concomitante con il Centenario, oltre alla stampa di un francobollo commemorativo. Infine mi auguro che si superi ogni problema e si possa inaugurare a settembre la mostra-dialogo tra Piero della Francesca e Burri a Sansepolcro: sarebbe un’anteprima di grandissimo valore e richiamo».

Città di Castello avrà un ruolo centrale nelle celebrazioni?

«Certamente. Il ruolo di Città di Castello sarà oggettivamente centrale. Perché è centrale. Perché Città di Castello e Burri sono legati ‘ontologicamente’. Perché il maestro ha lasciato le sue opere alla sua città».

Un’idea che possa coinvolgere anche i giovani?

«Per esempio raccogliere le tesi di laurea che in tutte le Università del mondo sono state fatte su Burri. Quanto sarebbe bello riunire dieci, cento, mille giovani laureati o laureandi a Città di Castello? E perché non promuovere residenze per giovani artisti che creano ispirandosi a Burri? Si tratta naturalmente di percorsi possibili…».

Lei pensa che progetti come Piazza Burri e il futuro Centro d’Arte contemporanea che sorgerà a Palazzo Vitelli a Sant’Egidio possano far decollare quell’auspicato legame tra la città e Burri, o ci vuole dell’altro?

«Si tratta di due progetti di grandissimo valore, che potranno consolidare il rapporto tra Burri e la città, che potranno ridisegnare e riqualificare – penso alla Piazza – lo spazio antistante Palazzo Albizzini e Palazzo Vitelli».

Nelle scorse settimane c’è stata una polemica piuttosto pesante innescata da una intervista che l’ex presidente della Fondazione Burri, Maurizio Calvesi, ha rilasciato al mensile L’Altrapagina, nella quale gettava pesanti ombre sulla gestione dell’ente. Fare chiarezza o andare avanti?

«Io credo che si debbano mettere in moratoria le polemiche. Stand by alle risse e concentrarci tutti, ma proprio tutti, sul Centenario. Trasparenza, apertura, non sono mai troppe. Più ce n’è meglio è. Anche nella Fondazione, ma celebrare e vivere al meglio la ricorrenza credo sia oggi il modo migliore per proiettare nel futuro l’arte del Maestro».

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